lunedì 5 maggio 2008

"5 maggio"

Ei fu. Siccome immobile,Dato il mortal sospiro,Stette la spoglia immemoreOrba di tanto spiro,Così percossa, attonitaLa terra al nunzio sta,
Muta pensando all'ultimaOra dell'uom fatale;Né sa quando una simileOrma di piè mortaleLa sua cruenta polvereA calpestar verrà.
Lui folgorante in solioVide il mio genio e tacque;Quando, con vece assidua,Cadde, risorse e giacque,Di mille voci al sònitoMista la sua non ha:
Vergin di servo encomioE di codardo oltraggio,Sorge or commosso al sùbitoSparir di tanto raggio;E scioglie all'urna un canticoChe forse non morrà.
Dall'Alpi alle Piramidi,Dal Manzanarre al Reno,Di quel securo il fulmineTenea dietro al baleno;Scoppiò da Scilla al Tanai,Dall'uno all'altro mar.
Fu vera gloria? Ai posteriL'ardua sentenza: nuiChiniam la fronte al MassimoFattor, che volle in luiDel creator suo spiritoPiù vasta orma stampar.
La procellosa e trepidaGioia d'un gran disegno,L'ansia d'un cor che indocileServe, pensando al regno;E il giunge, e tiene un premioCh'era follia sperar;
Tutto ei provò: la gloriaMaggior dopo il periglio,La fuga e la vittoria,La reggia e il tristo esiglio;Due volte nella polvere,Due volte sull'altar.
Ei si nomò: due secoli,L'un contro l'altro armato,Sommessi a lui si volsero,Come aspettando il fato;Ei fè silenzio, ed arbitroS'assise in mezzo a lor.
E sparve, e i dì nell'ozioChiuse in sì breve sponda,Segno d'immensa invidiaE di pietà profonda,D'inestinguibil odioE d'indomato amor.
Come sul capo al naufragoL'onda s'avvolve e pesa,L'onda su cui del misero,Alta pur dianzi e tesa,Scorrea la vista a scernereProde remote invan;
Tal su quell'alma il cumuloDelle memorie scese.Oh quante volte ai posteriNarrar se stesso imprese,E sull'eterne pagineCadde la stanca man!
Oh quante volte, al tacitoMorir d'un giorno inerte,Chinati i rai fulminei,Le braccia al sen conserte,Stette, e dei dì che furonoL'assalse il sovvenir!
E ripensò le mobiliTende, e i percossi valli,E il lampo de' manipoli,E l'onda dei cavalli,E il concitato imperioE il celere ubbidir.
Ahi! Forse a tanto strazioCadde lo spirto anelo,E disperò; ma validaVenne una man dal cielo,E in più spirabil aerePietosa il trasportò;
E l'avviò, pei floridiSentier della speranza,Ai campi eterni, al premioChe i desideri avanza,Dov'è silenzio e tenebreLa gloria che passò.
Bella Immortal! BeneficaFede ai trïonfi avvezza!Scrivi ancor questo, allegrati;Ché più superba altezzaAl disonor del GòlgotaGiammai non si chinò.
Tu dalle stanche ceneriSperdi ogni ria parola:Il Dio che atterra e suscita,Che affanna e che consola,Sulla deserta coltrice Accanto a lui posò.

ps.01 non è mia, ma di Alessandro Manzoni (buon'anima) ;) che un po' di tempo fa, ma non troppo, l'ha scritta...
ps.02 il ctrl+C, ctrl+V non mi ha mantenuto l'elegante formattazione del testo originale in prosa a sestine... forse a volte non sarebbe male andarsi a riprendere un libro...
alberto

4 commenti:

Anonimo ha detto...

....se trovate questa poesia qui è grazie alla "nonna di Paola"..mi sembrava doveroso... ;)
alberto

Paola_B ha detto...

...senti...fai poco lo spiritoso... appena torni te la faccio recitare... altrimenti niente torta!!!!!
Paola

Anonimo ha detto...

ei fu siccome immobile...Ma si riferisce al nostro progetto??
scherzo..stiamo andando avanti e presto pubblicheremo qualcos'altro..
Studio 085

martina ha detto...

alberto scusa ma non riesco ad inserire nessuna immagine sul blog, mi dice che ho bisogno di un nuovo invito....help me!
martina